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> Il fiume delle sensazioni., Da La pace è ogni passo-Thich Nhat Hanh
bum
Inviato il: Sep 15 2013, 06:26 PM
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[...] Nel caso di una sensazione spiacevole, la reazione più probabile è il desiderio di mandarla via. Però è più efficace riportare l'attenzione sul respiro e limitarci a osservarla con un atto di silenzioso riconoscimento: "Inspirando, so che in me c'è una sensazione spiacevole. Espirando, so che in me c'è una sensazione spiacevole". Dare un nome alla sensazione, come ad esempio "rabbia", "dolore" (...) ci aiuta a identificarla con chiarezza e a riconoscerla più profondamente. Il respiro può essere un mezzo per prendere contatto con le nostre sensazioni e accettarle. (...) L'osservazione consapevole si basa sul principio della "non-dualità": (...) la sensazione è noi, e per il momento noi siamo quella sensazione. Non ci affoghiamo dentro, non la guardiamo con terrore e nemmeno la rifiutiamo. Questo atteggiamento di non attaccamento e di non rifiuto (...) ci mette in grado di trasformarle in un'energia benefica e nutriente. [...]
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fuga
Inviato il: Sep 29 2013, 02:58 AM
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Forse parlerò in termini un pò troppo soggettivi..ad ogni modo..
C'è più di un problema che si pone. In primis, anche se solo collateralmente, direi l'abitudine alle sensazioni spiacevoli che passano semi inosservate, che ci fanno sembrare "normale" ciò che normale non è (in prima battuta mi viene in mente la frustrazione estrema, quantomeno come abitudine di vita).
Dopodichè, posto che la paura del dolore o della paura stessa, o di ciò a cui può portare una determinata sensazione, venga vissuta e mantenuta, non rifiutata o rimossa, ma "esplorata" con curiosità (magari atterrita, angosciata)..posto tutto questo..e capita, ormai eccome se capita, il problema sta nel passaggio successivo. Il capire. Personalmente fra ciò che sento e ciò che riesco a consapevolizzare, c'è uno scarto enorme. E non è sempre detto che riesca a dare un significato più ampio a ciò che provo. Col tempo il rischio di rimozione, o di perpetuo emergere e conseguente re-inglobamento di una stessa dinamica disfunzionale è alto, se non riesco a renderlo chiaro e magari trasformarlo, credo col ragionamento, o comunque con la presa in esame di una prospettiva diversa, a cui prima però dovrei quantomeno concedere il beneficio del dubbio (sempre se e quando riesco a intravederla, sta nuova prospettiva). E troppo spesso la risposta ricalca la domanda iniziale lasciandomi a girare intorno alla mia coda, non ampliando il campo di coscienza, e rendendo priva di senso di esistere la domanda stessa. E' tutto così meccanicistico.. sono quasi immemori i tempi delle (comunque rare) "illuminazioni" che portavano a crescere.
E il sentire contraddittorio, poi? Altro problema non da nulla se affrontato come dicevo sopra. Ho un sacco di materiale ma non so che farmene.
A volte mi dico che dovrei avere più pazienza.
A volte che dovrei dare più importanza a ciò che provo, che forse sono io, inconsapevolmente, a volerlo mettere da parte.
A volte penso che forse, semplicemente, funziona così per tutti.
A parte che mi sono spiegata malissimo, ma nel caso fossi minimamente comprensibile, che fare a sto punto?
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bum
Inviato il: Oct 2 2013, 09:23 PM
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Quello che più mi piace nel pensiero che ho citato è il riconoscersi la sofferenza, come una sorta di abbraccio amorevole che riusciamo a darci. E' da qua che occorre partire, da questo atto di accoglimento verso noi stessi. E' una pratica che bisogna provare, per comprenderne l'importanza e l'efficacia. Quello che viene dopo, non è comprensione come si intende comunemente. L'osservare senza giudizio ha proprio lo scopo di andare oltre gli schemi mentali e i ragionamenti che ci tengono imprigionati nel malessere. Non si può superare uno schema di pensiero, ragionando, utilizzando quello schema, bisogna andare oltre. Non si tratta di capire, si tratta di riuscire, piano piano, a vedere. E' difficilissimo, ma è una strada molto valida e provata.
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bum
Inviato il: Oct 6 2013, 06:56 PM
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Continua Thich Nhat Hanh:
"Il primo passo nel lavoro con le emozioni è riconoscerle nel momento in cui affiorano. (...) Il secondo è diventare tutt'uno con l'emozione...è molto più efficace dire:"Ciao, paura. Come va oggi?" Allora potrete invitare i due aspetti di voi, la consapevolezza e la paura...poichè sapete di essere qualcosa di più della vostra paura, non c'è nulla da temere. (...) Il terzo passo è calmare l'emozione...come una madre che tiene in braccio il suo bambino che piange. (...) Il quarto passo è lasciare andare l'emozione, mollare la presa. (...) Il quinto passo è osservare in profondità. (...) per capire cosa c'è che non va. Vi renderete conto, ad esempio, che la sofferenza ha molte cause, interne ed esterne. (...) Molti vogliono sbarazzarsi dei propri sentimenti dolorosi ma non vogliono affatto sbarazzarsi delle opinioni e dei punti di vista che sono alla base di quegli stessi sentimenti. (...) Non appena ne comprendiamo le cause e la natura, le nostre emozioni cominciano a trasformarsi."
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