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> Il valore di un uomo.
bum
Inviato il: Jun 28 2013, 08:18 PM
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Qual è il valore di uomo?
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Reje
Inviato il: Jul 4 2013, 10:40 PM
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...domanda da un milione di dollari...

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fuga
Inviato il: Aug 5 2013, 03:36 PM
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Non facile davvero. Me lo chiedo anche io spesso.
Condivido il pensiero unicamente perchè so che è la maggiore verità cui sono potuta arrivare..e non la ritengo completa. Nonostante ci creda, ovviamente.
Per me sta un pò così, per come riesco a spiegarmi..
Mettere da parte la ricerca del valore di sè per vivere attraverso i propri valori (concetto che racchiude diverse istanze) e come espressione di essi.
E tu, che hai posto la domanda, che "risposta" ti sei dato?
Ciao a tutti, fresca d'iscrizione ma non nuova di navigazione.
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bum
Inviato il: Aug 5 2013, 09:24 PM
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Ciao e benvenuta!

La mia non era una domanda retorica, me lo chiedo davvero quale possa essere il valore di un uomo. Parto dall'osservare che di avere un valore almeno per noi stessi, non possiamo fare a meno. Mi pare che sia un bisogno davvero fondamentale. Ma in base a quale criterio? I criteri che trovo all'esterno non mi interessano, non starei bene semplicemente per aver raggiunto obiettivi di questo tipo, non mi interessano. Mi sono allora rivolto a valori "interni", ma anche qua senza successo. Spesso gli stessi valori interni, sono in realtà mutuati dall'esterno, anche se non ce ne rendiamo conto. Così capita di sentirci bene solo perchè raggiungiamo obiettivi che non sono in realtà davvero nostri, ma imposti dalla nostra cultura. Potrei arrivare a pensare che il mio valore dipenda dal grado di gioia che riesco a ottenere dalla vita. Se sono una persona gioiosa, mi ritengo di valore, se non lo sono, no. Ma quanto il nostro grado di felicità dipende davvero da noi? Non è piuttosto il frutto innanzitutto di eventi esterni, ambiente e necessità? Soprattutto quando si è "diversi" dagli altri, per i motivi più svariti, o si appartiene a un qualche tipo di minoranza, il problema del valore si pone. Si pone il problema di non arrivare a giudicarsi sbagliati, inadatti e inadeguati e quindi darsi da sè un valore che altri non ti riconosceranno. E poi, il valutare, non è di per se stesso un misurare, un raffrontare artificialmente quello che qualcosa è con quello che dovrebbe essere? Davvero mi chiedo se, alla fine, il cercare il valore di un uomo non sia sbagliato. E se si trattasse di un falso bisogno? Perchè, se il valore è un mezzo per arrivare in qualche modo a stare bene con se stessi, perchè non si potrebbe stare bene INDIPENDENTEMENTE da questo? Ecco, questi sono i pensieri sui quali rimugino da tempo, senza arrivare a nulla di valido. Fuga, grazie per avermeli fatti in qualche modo tirar fuori. Che ne pensate?
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fuga
Inviato il: Aug 7 2013, 12:42 AM
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..beh..anche la mia non voleva essere una risposta retorica. Così come non ho considerato tale la tua domanda..
E intendevo quello che hai detto anche tu: penso che sia un falso bisogno. Una delle domande sbagliate che spesso ci poniamo. Di riconoscersi un valore ne abbiamo ovviamente bisogno tutti. Trovarlo a prescindere dalle conferme esterne è difficile. Rispecchiamento, identificazione..sono bisogni leciti, ma in un certo senso limitanti. Come cercare un porto sicuro cui aggrapparsi per restare a galla non tanto perchè non sappiamo trovare uno stile nostro, quanto soprattutto, o meglio come prima causa, perchè non ci sentiamo in grado di imparare a nuotare.
Il concetto di valore implica un giudizio di valore, cui i depressi soprattutto sono vittima in quanto tendono a assolutizzare il giudizio, come in un certo modo dicevi tu. La visione critica su noi stessi oltre che sul mondo può rappresentare un passo avanti, in quanto permette di vedersi per come "si è" (sapendo che non siamo monolitici, ma passibili di cambiamento), ma meno aderenti al giudizio, che per forza di cose blocca la ricerca della verità, per quanto relativa, in noi.
Difficile trovare valori generici validi per tutti, ma se proprio proprio, considero valore la curiosità. Tensione continua, è alimento principale di un entusiasmo per la vita che non è altro che la prima istanza del desiderio di capire, quindi ha in sè quella gioia potenziale di cui parlavi tu, ben lontanta comunque dalla felicità (che si manifesta solo a sprazzi) in quanto la tensione stessa rappresenta un conflitto. Mettersi nella posizione di volersi trascendere è fondamentale anche per accusare meglio il colpo del rispecchiamento con noi stessi, nei limiti, nelle scelte spesso non fatte, negli errori, nei bisogni più profondi che ci girano dentro in sottofondo ma che difficilmente ascoltiamo perchè magari li etichettiamo come sbagliati, "bassi" o fuori luogo, se non addirittura fuori tempo. Così come sappiamo accettare più morbidamente la possibilità di aver perseguito obiettivi non totalmente nostri, ma condizionati dall'esterno. Oltre a ciò, accettare che c'è un disvalore intrinseco a ciò che per una vita si è considerato valore (interno, proprio della nostra personalità e identità), credo sia uno degli scogli più duri da superare.
Per quanto il frutto di ciò che siamo lo vorremmo appannaggio personale di un Io autodeterminantesi, siamo comunque figli del tempo e del luogo (e quindi cultura mentalità ecc)..non credo sia mai esistito uomo libero in sè e per sè, non so neppure se sarebbe uomo, dato che dal rapporto e confronto con gli altri e con l'esterno tutto determita e delimita il suo sè. Di Nietzsche (esempio non preso a caso) hanno detto che sapeva danzare, volare in catene.
Quando siamo piccoli il collante che determina una certa coscienza - o forse sarebbe meglio dire senso - di valore in noi è dato dal rispecchiamento, dall'amore prodigatoci. Da adulti, che questo naturale bisogno abbia trovato a tempo debito o meno soddisfazione, il collante dipende, credo principalmente, dal coraggio di scegliere una scelta (non è una cacofonia casuale). Anche se farlo soli (e non da soli), soprattutto doppiamente soli, se ci sentiamo in qualche modo diversi dagli altri, rimane difficile.
Avrei voluto dire altro, ma la mia mente è quella che è. Spero che la discussione si amplii con altri contributi.
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bum
Inviato il: Aug 27 2013, 08:10 PM
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E' molto interessante quello che dici. Il senso del valore di sè va al di là dei pensieri, mi pare che sia non modificabile con argomentazioni razionali o ragionamenti. E' qualcosa che si sente nel profondo e forse va affrontato in maniera "spirituale". Implica anche questioni di senso. Se non si sente il proprio valore, si diventa senza senso. La vita diventa senza senso.
Un altra considerazione che mi viene è che, comunque, tante volte è meglio avere una soluzione seppure provvisoria, un rattoppo, che non avere nessun appiglio e diventare preda del Nulla. Magari solo per tirare avanti, forse è meglio trovarsi un valore effimero, senza però tralasciare la ricerca.
Ciao
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